Abbiamo passato una giornata con due artisti di strada

Questo post è parte del nuovo progetto editoriale “Che Gusto C'è ”, realizzato da MUNCHIES e VICE in collaborazione con Jameson Irish Whiskey, per esplorare la cultura della musica di strada e del buon bere.

Siamo stati una giornata a Milano con i Daiana Lou per capire come vive un artista di strada, quanto guadagna e perché le piazze sono meglio di X Factor.

I busker sono quegli artisti di strada che scelgono luoghi pubblici come strade e piazze per offrire un’esibizione ai passanti. Spesso la loro è una filosofia di vita ancor prima che una scelta, che suscita tante curiosità quante fantasie. Con l’aiuto di Jameson, che nella filosofia dei busker individua più che mai un riferimento, abbiamo incontrato i Daiana Lou, artisti di strada e da palco con un passato davanti agli schermi di X Factor e una vita a metà tra Berlino e l’Italia. Nel corso del pomeriggio passato insieme a Milano, ci hanno raccontato perché a tutti i palchi del mondo preferiranno sempre la strada. Sono una di quelle persone che quando si sposta a piedi, spesso in ritardo, tende a prestare poca attenzione a quello che le succede intorno. Tranne per gli artisti di strada—che sia predisposizione momentanea, merito della persona che si sta esibendo o della folla, solitamente sono una di quelli che si fermano ad ascoltare.

Eppure non ero mai andata troppo a fondo nella questione: non mi ero mai chiesta come vivessero e chi fossero, quanto guadagnassero e come si svolgesse la loro quotidianità. Così ho deciso di saperne di più con l'aiuto dei Daiana Lou, un duo di busker (e non solo) che ormai da cinque anni si esibisce regolarmente in strada, e ho chiesto loro di passare una giornata insieme. Le prime cose di cui mi rendo conto quando li vedo apparire dalla stazione metro del Duomo alle 10 in punto di un giovedì mattina sono due. La prima è che i Daiana Lou sono artisti di strada un po’ anomali. Grazie anche alla partecipazione ad X-Factor (su cui torneremo) nell’edizione del 2016, hanno raggiunto una fama che loro stessi ammettono essere particolare per un duo di busker: la gente li riconosce, chiede foto, fa i complimenti.

La seconda cosa è che quando ti porti dietro vari chili di strumentazione che va dalla chitarra alla batteria all’amplificatore, le scale mobili diventano una prerogativa di cui non avevo tenuto conto. Luca e Daiana, rispettivamente 30 e 24 anni, suonano insieme dal 2013. Vivono insieme e stanno insieme. Ogni tanto non si sopportano. Da qualche anno si sono trasferiti a Berlino, anche se tornano in Italia molto spesso.

Quando gli chiedo come si diventa busker Luca mi racconta di aver deciso di volersi esibire in strada dopo aver visto un cantante suonare diversi strumenti in Piazza Grande a Bologna, ed esserne rimasto folgorato. A iniziare Daiana è stato invece il suo professore di musica delle scuole medie, che suonava il sassofono nelle stazioni della metropolitana. “Lui stesso diceva che veniva visto come uno che faceva l’elemosina,” ride Daiana, “ma a quest’aspetto non ho mai dato peso. La cosa mi attraeva e basta, lui è stato il mio primo ‘modello’.”

Così un giorno, nel 2014, hanno semplicemente deciso di informarsi su come si faceva a ottenere i permessi per suonare in strada. La regolamentazione cambia di città in città—a Roma, mi raccontano, basta recarsi in un ufficio comunale. Lì si ottengono il permesso di esibirsi e una mappa dei luoghi e delle fasce orarie a disposizione. “Abbiamo capito che era la nostra strada prima di tutto per le emozioni che ci dava, e poi perché era il metodo perfetto per poter girare per il mondo e fare quello che ci piaceva,” mi dice Luca.

Più volte, nel corso della loro conversazione, ci tengono a ribadire la loro appartenenza alla comunità degli artisti di strada. Ma cosa porta due musicisti a scegliere la strada come palco? “Quando suoni in strada tutto è totalmente inaspettato, non sai cosa può accadere,” mi spiega Daiana. “Sei davanti a persone che hanno i loro impegni e le loro cose per la testa, non sono lì per ascoltarti e spesso catturare la loro attenzione è difficilissimo. Poi però ogni tanto ci riesci e scatta la magia: vedi persone di estrazione sociale diversa, con professioni e colori della pelle diversi che sono tutte vicine tra loro, a condividere qualcosa,” continua.

A questo punto sono curiosa di capire cosa si impara, a livello antropologico, facendo l’artista di strada. I Daiana Lou si esibiscono in piazze, città e nazioni diverse. Le persone reagiscono sempre allo stesso modo? “Sì, ed è un’altra cosa bellissima che si scopre facendo l’artista di strada,” mi risponde Daiana. “Ci sono delle cose che succedono ovunque. In una canzone che facciamo sempre all’inizio per esempio, la cover di 'Rolling in the deep' di Adele, c’è un pezzo della canzone in cui rimango sola con la voce e faccio una nota molto lunga. In qualsiasi piazza e in qualsiasi nazione in quel momento c’è un attimo di stupore e poi parte l’applauso. Oppure con determinate canzoni si crea un silenzio spaventoso, riesci a sentire il respiro delle persone, cosa non proprio facile in strada,” continua.

Ne ho la prova poco dopo, quando inizia la loro esibizione. Come aveva preannunciato Daiana, sulla cover di 'Rolling in the deep' arriva il momento in cui la gente trattiene il fiato e poi si lascia andare agli applausi.

A un certo punto della nostra conversazione, il discorso cade inevitabilmente sugli stereotipi che circondano gli artisti di strada, specie in Italia. Luca e Daiana non se ne sono mai interessati, ma ne riconoscono l’esistenza. “In Italia purtroppo non esiste una cultura degli artisti di strada. Spesso vengono viste come persone trasandate e sporche, che chiedono l’elemosina. In realtà a noi interessa solo fare musica, e ci piace farla a stretto contatto con il pubblico,” mi spiega Luca.

Capita la filosofia e le motivazioni dietro l’arte di strada, è arrivato il momento di passare alle domande pratiche: la prima cosa che voglio sapere sono le regole che un artista di strada deve conoscere per tenersi a galla. Si tratta, mi dicono Luca e Daiana, di cose molto semplici ma allo stesso tempo che si imparano solo con l’esperienza: non stare troppo a occhi chiusi mentre si suona (c’è il rischio che ti rubino i soldi), vestirsi a strati quando fa freddo, stare attenti a fogli e materiale che volano quando c’è vento, presentarsi in modo professionale.

La seconda questione riguarda inevitabilmente gli introiti. Senza entrare nel dettaglio dei loro guadagni, Luca e Daiana mi assicurano che un artista di strada non guadagna male—e questo non vale solo oggi, ma anche prima della televisione e per gli artisti di strada che conoscono. “Non si tratta di cose esorbitanti,” mi dice Luca, “ma quanto basta per pagarci un affitto da soli in una capitale europea, fare le nostre uscite e le nostre cene fuori, insomma un buono stipendio, considerando anche che lavoriamo di meno rispetto alla media delle persone.”

A questo punto si è fatta sera, ed è l’ora di salutarci. Come ultima cosa però, non posso fare a meno di chiedere a Daiana e Luca come si trovavano due artisti di strada a X-Factor. Entrambi ridono e scuotono la testa. Provano a spiegarmi cosa li ha spinti all’autoeliminazione, ma tutto appare cristallino in un aneddoto di Luca. Mi racconta che la prima sera che andava in onda una loro esibizione a X Factor si trovavano a Berlino senza alcun modo di accedere alla televisione italiana. Non sapevano quando sarebbe stato il loro turno. A un certo punto hanno cominciato ad arrivare valanghe e valanghe di richieste di amicizie e messaggi sui social. Fino alle 8:00 di mattina hanno risposto a quei messaggi. Poi, per scaricare l’adrenalina e metabolizzare quello che era appena successo, hanno deciso di scendere per strada a suonare. Hanno cantato "Redemption Song" davanti a un pubblico composto da un unico senzatetto, che piangeva a dirotto. A fine esibizione, per ringraziarli, ha regalato loro l’unica cosa che aveva: due sassi. Luca e Daiana se li portano sempre dietro, e mi dicono che valgono di più di qualsiasi apparizione in qualsiasi programma televisivo. Per qualche ragione non ho alcun dubbio sul fatto che siano totalmente sinceri.

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